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E’ possibile in una società industriale,alienata ed alienante per l’uomo nella sua solitudine,lontano dalla natura e privo di linguaggi per cor-risponderle,ritrovare dei processi poetici creativi riunificanti?E’ possibile seguire questi processi creativi,di abbandono della logica razional-produttivista-tecnologicista,vicini ai processi di pensiero,conoscenza,ritualità del teatro occidentale delle origini,senza per questo essere demode’,ma solo più universalmente umani?
Secondo l’autore la scenografia e il costume teatrali,in quanto PRATICA D’ARTE-POESIA,detengono un patrimonio immenso non solo di conoscenza,ma di progresso umano e sono un fondamentale elemento del rito di ricomposizione della frammentazione del reale.
Lo specchio di questa frammentazione,che ai tempi del teatro greco cioè del teatro occidentale delle origini era di ordine psico-emotivo”piu’ puro”,oggi riflette effetti ancora più marasmatici grazie all’aggiunta continua di saperi razionali scientifici e tecnologici ,di tecnologia del virtuale,oltre ai sistemi teorico-filosofici sempre presenti,seppur diversi ,nei vari tempi.
La conoscenza e pratica del rito teatrale,essendo questo un rito liberatorio e catartico-riunificante della frammentazione “dell’anima “,non può che essere universale nel metodo e nei principi,pur dovendo essere necessariamente diverso nelle specifiche forme,ogni volta che il rito si compie e “va in scena”.
L’efficacia del rito,dipenderà da molte variabili tra cui certo fondamentale è l’aspetto formale visivo(TEATRO,da THEOMAI=vedo),che deve essere anche intimamente coerente,non solo con tutti gli altri elementi ivi presenti(musica,movimento,danza,testo,interpretazione,etc.)ma soprattutto con la sua essenza ,ossia con la capacità di accostarsi alla catarsi.
Insieme ad una antologia di 70 figurini di costumi disegnati per spettacoli-riti teatrali,alcuni dei quali più o meno ingiustamente “refuseè” o nati per spettacoli la cui produzione non giunse mai a compimento,alcune riflessioni storiche,teoriche e metodologiche dell’autore,sul rito teatrale e sulla necessità di una poetica dell’astrazione e del simbolo nelle arti visive e nella sua pratica artistica specifica.
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