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IL COSTUME TEATRALE E L’ASTRAZIONE
“Definire l’attore è definire il teatro.Il teatro è l’attore.L’attore è un celebrante,nel senso pieno del termine.Mistico e politico,profeta e pedagogo,la sua funzione è la più solenne e la più grave:la separazione costante dell’uomo,l’invocazione dei miti,la liberazione,ogni notte ritrovata,ogni notte più profonda,dell’uomo.(…)L’attore è l’uomo che si fa dio tutte le sere:tutte le sere perché il dio degli uomini è ogni giorno diverso.La ricchezza e il valore di una civiltà si misurano precisamente dal quoziente di questa differenza.Del resto,mano a mano che il teatro riacquisterà la sua funzione magica(cioè mano a mano che il teatro ricomincerà ad esistere),l’attore non sarà altro che un meneur de jeu(…)Il teatro non è una storia.Esso può servirsi di una storia,come nel caso del teatro elisabettiano,della tragedia greca o del teatro medievale(tanto per indicare le epoche meno decadenti del teatro occidentale);ma in questo caso,la storia non dev’essere altro che un quadro,un pretesto.La sostanza,insomma è questa:Il teatro è incompatibile col realismo e con la psicologia(….)Il teatro occidentale è sempre stato tributario della letteratura.E fra il teatro e la letteratura non c’è niente di comune”.
.(Manuel Grangeio Crespo in una intervista raccolta negli anni ‘60 da Urbano Tavares Rodrigues)
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