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TRA ARTE PURA E ARTE APPLICATA
Sebbene in quella che gli storici considerano la storia moderna occidentale(vale a dire il periodo dal rinascimento alla fine del ‘700),il teatro nel suo processo di laicizzazione,perda fortemente coscienza del proprio valore rituale in nome di una maggiore affermazione di un senso di “spettacolo”,quando non di festa di corte, di più o meno elitaria fruibilità sociale ,esso conserva comunque e sempre il suo senso etimologico:il teatro non è fatto per essere necessariamente ascoltato,quanto per essere innanzitutto visto:(THEAOMAI,infatti significa vedo).Questa importanza del teatro come “ARTE VISIVA” prosegue certo anche nella storia contemporanea (vale a dire dalla fine del ‘700 ad oggi);dunque anche dopo che da Wagner in poi tutto il” nuovo” teatro nasce come unione di tutte le arti senza subordinazione di alcuna di esse,non v’è avanguardia poetica-artistica che non abbia provato a cercare e trovare nel teatro una ricerca di un linguaggio visivo specifico.Parliamo,non solo dunque, di contenuti e concetti molto amati dai teorici e critici delle arti,e dai docenti di una storia del teatro più teorica e letteraria(assurda parcellizzazione della complessità viva del rito teatrale,ancora troppo diffusa a livello accademico),
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