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non si astiene dal dare dei giudizi e fare dei confronti:sostiene infatti che la poesia è in assoluto più veritiera,universale e interessante della storia,in quanto detiene e rappresenta aspetti più filosofici(legati alla conoscenza) e universali,mentre la storia si dedica ad aspetti piu’ specifici e alla ricerca del particolare.Al poeta,dice il filosofo,non interessa tanto una descrizione specifica dei fatti e la loro concatenazione in ordine cronologico, della successione storica,quanto un ordine diverso,di un’intima concatenazione e una coerenza interna degli elementi con cui “lavora”; questi,non descrivendo tanto fatti accaduti quanto fatti che potrebbero sempre accadere,si avvicina all’universalità.E conclude che “l’ideale”è superiore alla realtà.
Nei nostri giorni, Danilo Donati,il maestro del costume d’astrazione in Italia,se non nel mondo e certo il più grande costumista del cinema italiano ribadirà lo stesso concetto poetico scrivendo:” Il vero è l’amico degli amanti della filologia che come si sa è la morte della creatività”.
Al di là,dunque di una personale e soggettiva“scelta di campo” poetica,non v’è dubbio che in una visione del teatro, teatrale e rituale, anche odierna ( che si innesti con tutta la tradizione del teatro sacro orientale,nonché con quella del teatro occidentale delle origini e infine ,con il percorso delle arti visive dal simbolismo ottocentesco attraverso le avanguardie storiche del ‘900),la necessità di una pratica di astrazione poetica nelle arti visive ne sia il presupposto fondamentale, tanto più se essa è anche la condizione necessaria per accostarsi al linguaggio, ai problemi e alla catarsi dell’anima” e dell’uomo a cui il teatro,primariamente, si rivolge.
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