EMILIO ORTU LIETO, PER UN TEATRO TEATRALE


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nonché delle esigenze registiche,attoriali etc…),ma prevede un “sogno”.
Nel teatro teatrale e rituale,il costumista è prima ancora che un tecnico ed un artigiano un sognatore,capace di penetrare in certe pieghe dell’”anima”,una sorta di pre-conoscitore del tutto,
che dovrà aiutare l’attore e il regista,ma soprattutto lo spettatore e lo spettacolo-rito a funzionare:precede,prepara e anticipa lo sviluppo del rito,ne aumenta il senso,la leggibilità,l’efficacia.
Il processo di “conoscenza attraverso il sogno”è possibile a patto di un abbandono del “pieno” quotidiano-razionale o comunque una sua “messa tra parentesi”,uno spostamento di transizione momentanea dal mondo mentale razionale al mondo quasi intimista –soggettivo e visionario. Questo processo si realizza e attua soprattutto nella fase progettuale,della raffigurazione del bozzetto-figurino.
Ma cio’vale in gran parte, anche nella fase successiva,quella dell’esperienza realizzativa e /o dell’intervento artigianale sul costume.
La pratica delle arti visive teatrali,dunque,quando si legano ad un teatro che conserva il suo senso rituale delle origini e la sua “sacralità”,diventa una pratica ed una forma di conoscenza di per se stessa riunificante delle frammentazioni del reale:nel suo “farsi vaso”(per dirla disturbando Heidegger ),nella sua disponibilità ad accogliere aspetti dell’esistenza anche non racchiuse e ingabbiate in categorie precostituite,


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